Diritto allo studio e dispersione scolastica

shamballahAll’interno di Festival Civic, l’associazione Articolo 34 ha co-organizzato la tavola rotonda dal titolo:  “Diritto allo studio e dispersione scolastica: quali azioni possono essere messe in campo per prevenire l’abbandono scolastico e combattere la povertà educativa?”

che si svolgerà il 6 maggio 2017 presso l’Ex Convento dei Cappuccini in via dei Cappuccini 4 – Pisa.

Nel nuovo rapporto di Save the Children “Futuro in partenza” si legge che in Italia il 15% dei giovani tra i 18 e i 24 anni non consegue il diploma superiore e lascia prematuramente ogni percorso di formazione. Sebbene il tasso di dispersione scolastica sia passato dal 38% del 1992 al 15% del 2015, il dato resta ancora molto alto, se confrontato alla media dei paesi dell’Unione Europea (11%). L’Italia si piazza al quart’ultimo posto tra i paesi europei per numero di early school leavers, seguita soltanto da Spagna (20%), Malta (20%), e Romania (19%). Nell’ultimo anno si è fatta sorpassare dal Portogallo (14%).

L’Italia rischia anche di non centrare l’obiettivo stabilito dall’Unione Europea di abbassare la percentuale di early school leavers sotto la soglia del 10% entro il 2020.

Inoltre più di un milione di bambini – uno su dieci – vive in condizioni di povertà assoluta, che comporta oltre ad una privazione economica e materiale anche la povertà educativa.

La povertà educativa si manifesta nella privazione sia delle competenze cognitive, che di quelle “non-cognitive”: lo sviluppo delle capacità emotive, di relazione con gli altri, di scoperta di se stessi e del mondo.

I dati dell’indagine PISA (2016) appena pubblicati ci indicano che la povertà educativa cognitiva colpisce più di un minore su cinque – il 23% degli alunni di 15 anni nel nostro Paese non raggiunge i livelli minimi di competenze in matematica, ed il 21% in lettura.

La povertà cognitiva è ancora significativamente associata allo status socio-economico e culturale della famiglia, e legata a fattori demografici, quali il luogo di nascita, il sesso, l’origine migrante. Più di un terzo dei minori di 15 anni che vivono nel 20% delle famiglie più disagiate non raggiunge i livelli minimi di competenze in matematica e lettura, rispetto a meno del 10% dei quindicenni che vivono in famiglie con i livelli socioeconomici e culturali più elevati (“top 20%”). Infatti il rapporto dell’OCSE Education at Glance del 2016, indica il nostro paese come uno dei paesi a più bassa mobilità educativa in Europa. Un dato per tutti: soltanto l’8% dei giovani italiani tra i 25 e 34 anni con genitori che non hanno completato la scuola secondaria superiore ottiene un diploma universitario (la media OCSE è del 22%).

Partiamo da questi dati che ci allarmano per cominciare la nostra riflessione: quali sono le azioni che si possono mettere in campo per diminuire la povertà educativa? Quali sono gli interventi per ottenere un calo della dispersione scolastica? Come supportare i minori che provengono dalle famiglie più disagiate ad ottenere un successo scolastico e una possibilità di mobilità sociale?Schermata 2017-04-22 alle 18.55.41

Foto copertina: Rita di Ianni; locandina: Jetmir Idrizi; nel testo: Andrea Donato Alemanno.

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