Sono rom e ne sono fiera – Anina Ciuciu

Nel mese di novembre l’associazione Articolo 34, che lotta per garantire il diritto allo studio delle bambine e dei bambini rom nella zona pisana, mi ha chiesto se avessi voluto condurre la presentazione del libro di Anina Ciuciu, Sono Rom e ne sono fiera. Dalle baracche romane alla Sorbona’’, che stavano organizzando in collaborazione con l’associazione 21 Luglio di Roma, che anch’essa si occupa della tutela dei diritti delle comunità rom e sinte sul territorio nazionale.

Con entusiasmo mi sono immediatamente tuffato a capofitto tra le pagine di questo libro, sentendolo da subito in parte mio.

alegre-anina-ciuciu-sono-romSono rom e ne sono fiera” racconta un viaggio drammatico, ma pieno di orgoglio e di speranza, tra gli ostacoli di una società avversa e ostile e i desideri di una ragazza che aspira ad una vita migliore.
Il viaggio di una bambina colma di sogni e di speranze, inestricabilmente legata alla propria famiglia.

Un viaggio alla ricerca di una felicità riconosciuta in ciò che per gli altri è normalità: casa, lavoro, istruzione. Ma soprattutto libertà e rispetto, negati dalla “colpa” di essere rom. Questo è tutto ciò che Anina chiede per la sua famiglia e per sé stessa.

Attraversato da limpidi ricordi e con la consapevolezza di sogni e speranze lontane, quello di Anina è un percorso che giunge fino alle porte della Sorbona ed invita la giovane autrice a fare un passo ulteriore e rischioso: a svelare per la prima volta la propria biografia, ingiusta e dolce contemporaneamente, e a rivendicare le bellezze del popolo rom. Questo è sopratutto un viaggio che apre gli occhi e il cuore di coloro ai quali Anina si rivolge, invitandoli a superare i limiti dei propri pre-giudizi.

Allora vi supplico, quando domani per strada incrocerete una signora con la schiena ricurva, con un cartello di cartone sulle ginocchia, quando vedrete che accanto a lei c’è seduta una bambina con i lunghi capelli neri, non giudicatela, non insultatela, non picchiatela. Ho vissuto tutto questo e ne sono stata segnata a vita. Ma oggi, davanti a me, ci sono le porte della Sorbona che si aprono.”

locandina senza patrocinioHo cercato di tirare fuori dal libro alcuni punti che mi sono apparsi centrali nella lettura, poiché risultano essere i nodi cruciali intorno a cui viene costruito l’intero viaggio narrativo: l‘identità rom e la vergogna di mostrarsi; l’handicap di essere rom nella società occidentale; il ruolo della famiglia e l’importanza del suo appoggio; il messaggio che Anina rivolge ai giovani; la lettera dalla Sorbona e il compimento del proprio sogno; la cittadinanza e l’inflessibilità della burocrazia; la fortuna di essere rom; il senso di giustizia e l’identificazione dei veri motivi della straordinarietà della storia narrata.

Ho trovato emozionante l’idea del coinvolgimento di alcune ragazze rom e non rom nella lettura di passi del libro, utili ad introdurre i punti chiave e a rivolgere domande all’autrice.
Anina Ciuciu a ogni domanda, rispondeva dolcemente, composta, chiarissima e vera, con tono limpido e attento. In pochi minuti, nonostante l’italiano un po’ insolito, riusciva ad aprirci uno squarcio sulla sua storia e sulla vita di molti rom, con risposte coerenti, esaustive, che ci offrivano un punto di vista profondo di riflessione e stimolo. La presentazione ha portato ad una comunicazione intima e nitida, diretta, ci ha reso vicini e empatici.

L’intera storia converge nei due capisaldi: la famiglia e il sogno. Anina si muove cautamente tra i suoi due mondi. Piccola, determinata, a volte arrabbiata e impotente, ma mai sola. Rimane sempre lucida e osservatrice. Un posto speciale la attende. Anina si sente di possedere un’identità multipla: rom, francese e rumena, e ne coglie la complessità e la ricchezza.

Armati di onestà, umiltà e forza interiore, Anina e la sua famiglia riescono a farsi spazio nella complicata società dei gadjé, uscendo vincitori in una guerra contro l’odio e la discriminazione, la miseria e l’ingiustizia. Ed è proprio questo senso di ingiustizia che porta Anina alle porte della Sorbona, guidata da una straordinaria caparbietà nella sua aspirazione a diventare magistrato e lottare per l’uguaglianza e la parità dei diritti umani.

Questa storia bellissima, prende una nuova prospettiva quando viene però letta alla luce dell’ultimo punto chiave: la straordinarietà.

Cosa c’è si straordinario nel fatto che una giovane rom studi diritto alla Sorbona?” su questo ci interroga e ci fa riflettere, come ultimo regalo, Anina. Cos’è che rende l’espressione “rom alle porte della Sorbona” quasi un ossimoro? Anina ci spinge ad una riflessione attenta e vera, a superare lo stupore di una bella storia natalizia, e ad addentrarci più in profondità.

Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 Luglio nell’introduzione del libro, di cui ha curato la pubblicazione, infatti scrive:

Anina non è un personaggio straordinario né una donna fuori dal comune. È semplicemente una ragazza rom cui è stata offerta un’opportunità che lei ha saputo e voluto cogliere. La stessa che stanno attendendo i quasi 20mila minori rom presenti nelle baraccopoli italiane. A noi, cittadini di un’Italia civile e democratica, e agli amministratori delle nostre città, la responsabilità di non rubare a questi bambini l’unico diritto ancora rimasto: sognare un destino diverso da quello al quale li hanno condannati dalla nascita le nostre politiche discriminatorie e segreganti. Perché l’eccezionalità non è la storia di Anina, ma le esistenze sospese di migliaia di bambine e bambini senza orizzonti, di fronte alle quali dovremmo provare solo vergogna.’’

dsc00241La presentazione di questo libro è servita, forse, a testimoniare l’importanza di offrire quell’opportunità di cui Carlo ci parla. L’opportunità di poter accedere allo studio, ad esempio, che rappresenta uno tra i più importanti e fondamentali strumenti necessari per affrontare e costruirsi la vita, dignitosa e serena, a cui ognuno di noi aspira.

Anina fin da piccola ha capito l’importanza e il valore di questo strumento. Se l’è guadagnato con molta fatica e una serie di fortunati eventi. Ma non dovrebbe essere così.

Mi auguro che la presentazione del libro sia stata di stimolo e di speranza soprattutto alle ragazze e ai ragazzi del popolo rom, intervenuti numerosi, la cui presenza mi è sembrata di grande valore e buon auspicio, e che ha dato anche un tocco di ironia e di emozione alla serata, e ha permesso di chiuderla in maniera dinamica e divertente.

Sultan Dibran

rom, italiano e macedone,

studente di Storia dell’Arte all’Università di Pisa.

 

 

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